“Nel 70% dei congressi organizzati dai segretari di sezione locali del Partito Democratico a Roma, si assiste a un modello organizzativo che esclude ogni forma di dibattito pubblico e di confronto tra opzioni diverse tra aderenti. Di fatto, si organizzano incontri per singola mozione, impedendo ogni forma di contatto tra militanti e cittadini per discutere diversità e punti di contatto. Sembra quasi si abbia paura che ciascun iscritto venga a conoscenza delle idee altrui e possa decidere in autonomia dal suo capo corrente. Un fatto grave che significa una cosa sola: paura della democrazia.
Si conferma l’idea di partito a vocazione “geologica”, fatto da diverse stratificazioni che dovrebbero costituire la base di un gruppo dirigente che garantisce, ciascuno, le proprie truppe organizzate. Si conferma la stessa idea di PD sommatoria di correnti e aree che ha prodotto solo sconfitte elettorali.
E’ un vero peccato perché invece, negli incontri con i cittadini/elettori c’è tanta curiosità e interesse a capire le diverse proposte dei candidati alla segreteria del Pd”.

