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VERSO UNA SCONFITTA CONCORDATA ALLE REGIONALI DEL LAZIO. Latorre e i Dalema boys… all’opera?

 

 

A quanto mi risulta l’esito disastroso delle trattative sulla candidatura del PD alla presidenza del Lazio (tira e molla su Zingaretti, ipotesi Montino senza UDC etc.) è un altro frutto avvelenato del nuovo “realismo politico” (alias interessi di una parte dell’attuale gruppo dirigente) che sembra contraddistinguere, al di là della moderazione di Bersani, la vita del PD in questi ultimi mesi: un micidiale mix di immobilismo politico e accordi di potere. Intendiamoci, la categoria del “realismo”, in politica, va trattata con il dovuto rispetto, tanto più quando a fargli da contraltare sono pretesi ed inconsistenti intenti edificanti.Ma qui siamo in presenza di altro.

Da quello che si capisce i promoter e l’entourage del segretario nazionale, in trattative informali con l’UDC, che naturalmente saltano a piè pari statuto, primarie e quant’altro, avrebbero chiuso un accordo che sostanzialmente abbandona il Lazio e Roma alla destra, per puntare su un successo in Puglia che, a quanto è dato di capire, passa per una spaccatura dell’attuale centrosinistra (e quindi per un esito incerto).

Non si tratta qui di valutare se, sullo scenario nazionale, sia più importante il Lazio o la Puglia (la politica non passa per questo tipo di graduatorie) quanto piuttosto di capire che un esito del genere, salvo forse per i dalemiani di ferro del PD pugliese, è/sarebbe una sconfitta bruciante per tutto il Partito democratico. Un esito a cui non si riesce a dare una spiegazione se non con una rara inadeguatezza politica a svolgere trattative (non si va a rimorchio di qualcuno restandone ostaggio come si è fatto negli ultimi due mesi con l’UDC) o peggio.

E francamente non posso non chiedermi perché si voglia perdere. Tantopiù che ritengo che la partita si possa giocare con discrete possibilità se impostata con vigore e spirito di servizio.

Penso che il segretario regionale Mazzoli dovrebbe spiegare cosa sta succedendo alla direzione.Penso anche che per prima cosa dovrebbe raccontarci quale ruolo abbia svolto in questa disastrosa deriva.

Mi sembra infine del tutto chiaro che, a questo punto, la candidatura per la presidenza della Regione Lazio non possa essere decisa che da un confronto coraggioso ed aperto che passi per le primarie.

Una strada, ora più che mai, obbligata.