Le notizie che si leggono sulla stampa in merito al tentativo di sgombero delle case di Riano, di venerdì 29 gennaio 2009, merita una riflessione. Il tentativo non è riuscito per la ferma opposizione di centinaia di famiglie che, abitando in case con concessione edilizia conforme al piano regolatore approvato dalla Regione Lazio, ritengono che prima di essere privati del bene primario della casa ci debba essere un processo, cioè ci debba essere un giudice che accerti la verità dei fatti attraverso una sentenza. Ed è difficile dargli torto.
Le loro case infatti non sono sorte dal nulla, come afferma un incredibile comunicato stampa del Corpo forestale dello stato, ma sono state realizzate nel corso degli anni a partire dal 2001, con tanto di concessioni e sotto gli occhi di tutti anche, tanto per capirsi, del CFS; tanto più che il sottoscritto e altri, con articoli stampa, già dal 2002 richiamarono l’attenzione degli organi di garanzia e di controllo su quanto stava accadendo sul territorio di Riano (io stesso intorno al 2003 ebbi modo di chiedere personalmente al PM titolare di questa vicenda a che punto erano le indagini ed ebbi come risposta - ricordo piuttosto seccata e laconica – che il CFS stava indagando). Resta il fatto che mentre nel 2002 gli edifici segnalati erano poche unità, il mancato ‘intervento di sequestro ha consentito (arrivando ben sei anni dopo, nel dicembre 2008) che il presunto reato venisse condotto a termine con la realizzazione di 120 immobili e la trasformazione del territorio e dell’ambiente. Ho passato una buona parte della mia vità a contrastare (con qualche successo) la trasformazione indebita del territorio del Lazio e trovo francamente insopportabile questo tipo di comportamento da parte delle istituzioni preposte al controllo, tanto più se si tiene conto che una inchiesta fatta in tempi ragionevoli, non solo avrebbe impedito il compimento del presunto reato, ma avrebbe soprattutto evitato il dramma sociale di centinaia di famiglie che, in modo francamente bizzarro, sono ormai diventate il capro espiatorio di tutta la vicenda e rischiano di pagare scelte errate e ritardi da parte delle istituzioni, con gravissimi danni economici ed esistenziali (c’è già stato un morto per infarto).
Ma c’è di più. Questa famiglie vivono da un anno in case soggette a sequestro di cui sono state in questo periodo nominate custodi. Ora il PM titolare dell’inchiesta sta invece procedendo a farle sgomberare e questo sta avvenendo, senza entrare nel merito della questione, prima di un processo ed in assenza di una sentenza che stabilisca se ha ragione la Procura di Tivoli o il Comune (che ribadisce la legittimità dell’intervento) e la Regione (che lo ha autorizzato). Il provvedimento di sequestro e di sgombero, ancorché confermato dalla Cassazione, appare davvero singolare se soltanto si rifletta sul fatto che è assolutamente possibile che il processo, se mai ci sarà, riconosca che le concessioni, e le norme di PRG che le consentono, sono legittime. Perché quindi recare gravissimo pre-giudizio all’esistenza di 120 famiglie gettandole per strada ? A che serve questa inutile forzatura del buon senso in plateale contrasto con i diritti costituzionali ad avere un giusto processo e ad essere considerati colpevoli solo dopo una sentenza definitiva? Difficile rispondere.
Una cosa è certa. Questa storia oltre a far male a tanta gente che non c’entra nulla con l’eventuale abuso fa soprattutto male alla credibilità delle Istituzioni ( in primo luogo della magistratura) e sembra realizzare compiutamente, nella sua imperscrutabile logica, la massima che recita: summum jus summa iniuria. Tenendo presente che, senza processo, di jus è difficile parlare, rimane l’iniuria. E basta.

