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IL NUCLEARE E LE ELEZIONI: SERVE CHIAREZZA!

di Giovanni Hermanin

 

La polemica dei giorni scorsi tra il candidato presidente dello schieramento di centro destra alle elezioni regionali del Lazio e Green Peace Italia, dopo che l’associazione ambientalista ha diffuso migliaia di manifesti “taroccati”, in cui  Renata Polverini si dichiarava favorevole al nucleare, ha avuto se non altro il merito di rimettere al centro del confronto elettorale un tema fondamentale come quello delle scelte di politica energetica. Un tema talmente importante da non poter assolutamente essere eluso da parte dei candidati con silenzi imbarazzati, calcolate omissioni o affermazioni contraddittorie. Come la Polverini sta puntualmente facendo, stretta tra la sua appartenenza alla coalizione pro nucleare guidata da Berlusconi e la consapevolezza che una  presa di posizione chiara a favore del nucleare potrebbe alienarle le simpatie di una parte significativa dell’elettorato. Una fuga dalla responsabilità politica e da scelte e proposte chiare che non le fa onore ma che è condivisa dagli altri candidati della destra in Lombardia, Veneto e Piemonte, dove Formigoni , Zaja e Cota hanno già fatto sapere di essere d’accordo sul programma nucleare del governo ma che nelle loro regioni non c’è bisogno di centrali. Insomma fate pure ma non dove siamo noi: caso mai se ne riparla dopo le elezioni. Le solite manfrine che squalificano la politica, immiseriscono il dibattito pubblico e creano cortine fumogene intorno alla reale sostanza dei problemi.

Intanto prendiamo atto che Emma Bonino, candidato presidente del centrosinistra nel Lazio, una posizione sul nucleare ce l’ha ed è una posizione  nettamente contraria.

E prendiamo atto altresì che  nove regioni (Basilicata, Calabria,Emilia Romagna, Liguria, Marche, Lazio, Piemonte Toscana e Umbria) hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro il programma nucleare del governo e che oltre ai casi già ricordati anche altre regioni governate dal centro destra (Sardegna, Abruzzo e Molise) si sono dichiarate indisponibili ad accogliere centrali nucleari. Viene da chiedersi:dove mai dovrebbero essere realizzate queste nuove centrali?        

 Ma entriamo nel merito, come si dovrebbe sempre fare quando si discute di problemi così importanti per il nostro futuro. Il premio nobel per la fisica Carlo Rubbia ci ha recentemente spiegato che due delle motivazioni normalmente portate a sostegno del nucleare non stanno in piedi. La prima è quella che la realizzazione di un parco centrali come quello ipotizzato dal programma del governo avrebbe effetti positivi sul costo della bolletta energetica: nulla di più sbagliato, tanto di studi internazionali dimostrano il contrario. Del resto, se si pensa che per realizzare le prime quattro centrali, da costruire entro il 2023, lo Stato dovrà tirar fuori qualcosa come 30 miliardi di euro, si può facilmente supporre che la ricaduta negativa sulle bollette sarà decisamente cospicua. Nonostante le dichiarazioni del ministro dell’industria Scaiola, che afferma  che i finanziamenti verranno dal mercato, in realtà (la storia dell’unica centrale europea attualmente in costruzione, quella finlandese di Olkiluoto ce lo conferma)  investitori privati nel settore non se ne trovano. Venute meno infatti le condizioni che, tra il ’70 ed il ’90, li hanno favoriti (enormi aiuti di stato e assetti monopolistici a domanda garantita) questi ultimi hanno da tempo spostato i loro interessi la dove i costi sono molto inferiori, i rischi minori ed i rientri degli investimenti più rapidi.

Non solo. Il massiccio investimento a favore dell’industria nucleare francese  (attraverso un accordo tra ENEL e EDF) per realizzare i nuovi reattori EPR, rischia di compromettere proprio quelle politiche di contenimento delle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e di difesa dell’ambiente che i sostenitori del nucleare dichiarano di voler perseguire. Considerato come si è detto che le risorse da investire non potranno che essere pubbliche, ciò significa infatti, in controtendenza con l’Unione Europea e con gli obiettivi al centro della recente conferenza di Copenhagen, definanziare le politiche di contrasto all’inquinamento dell’atmosfera basate sull’efficienza energetica, sul risparmio energetico e sulle energie alternative (ben più importanti, dati alla mano, del nucleare, per combattere i cambiamenti climatici).

Rimane poi ancora del tutto irrisolto, come ai tempi del referendum dell’87, sottolinea Rubbia, il gigantesco problema della gestione delle scorie nucleari: il materiale radioattivo di scarto dei processi di fissione ad altissimo impatto sanitario e ambientale. In Italia, stoccate negli impianti dismessi del vecchio nucleare ce ne sono circa 80.000 metri cubi: in più di trent’anni non si è riusciti a trovare non dico una soluzione ma neanche uno stoccaggio sicuro. Il problema  del resto non è solo italiano e recentemente lo stesso presidente Obama e Hilary Clinton hanno dovuto ammettere che quello che era considerato il deposito di scorie più sicuro del mondo, Yukka Mountain, nel Nevada, non può considerarsi accettabile…Basti pensare che le scorie nucleari da fissione rimangono attive e pericolose per periodi anche superiori ai centomila anni.

Un bel regalo a chi abiterà la terra dopo di noi!

Nucleare: forse è meglio fermarsi (e lavorare su quello pulito!).

 

Giovanni Hermanin.