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Storace condannato: un uso spregiudicato e criminoso delle istituzioni a fini di parte per condizionare lo svolgimento delle elezioni.

La decisione del Tribunale di Roma che, a cinque anni dai fatti, condanna ad un anno e sei mesi di reclusione Francesco Storace ed alcuni suoi stretti collaboratori, per l’intrusione nella banca dati del Comune di Roma, certifica una delle pagine più buie della recente storia politica italiana: un uso spregiudicato e criminoso delle istituzioni a fini di parte per condizionare lo svolgimento delle elezioni regionali.

Essere sorpreso con le mani nella marmellata fu per Storace una piccola Watergate  e gli  costò le elezioni e la Regione Lazio.

Ricordo ancora la sensazione di incredulità  di fronte ai risultati dei controlli che ordinai dal Campidoglio, dopo una serie di sconsiderate dichiarazioni alla stampa di alcuni esponenti di AN che mi avevano fatto insospettire: centinaia di accessi in piena notte alla banca dati anagrafica usando la società Laziomatica e le parole chiave rigorosamente riservate alla documentazione ed alla certificazione sanitaria.

In quei giorni del marzo 2005, come era del resto accaduto nei cinque anni di governo della Destra alla Regione le istituzioni furono usate a fini di parte, secondo una concezione privatistica che avrebbe rivelato tutta la sua gravità quando, pochi mesi dopo, i gravissimi scandali e la corruzione nella sanità, che portarono alle richieste di arresto per tre assessori della Giunta Storace.

         Certo cinque anni per un giudizio di primo grado relativo a fatti così rilevanti, sono tempi semplicemente incredibili; che dimostrano come, in Italia, per farla sempre e comunque franca non ci sia alcun bisogno del processo breve: basta essere ben introdotti.

 

Roma,5/5/2010