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CASSAZIONE SU OPERAZIONI SENZA SPERANZA. HA RAGIONE LA SOCIETA’ ITALIANA DI CHIRURGIA, COSI’ CI VANNO DI MEZZO I MALATI. HUSCHER E’ UN GRANDE CHIRURGO INVISO ALLE PEGGIORI LOBBIES DELLA SANITA’ ROMANA.

Difficile non essere d’accordo con la Società italiana di chirurgia  sulla sentenza della Cassazione circa le cosiddette operazioni senza  speranza: a farne le spese saranno come sempre le migliaia  di malati che possono salvarsi solo grazie alle competenze dei migliori chirurghi ed ai progressi della chirurgia.
Quanto al prof. Huscher è venuto il momento di dire la verità che tutti sanno ma che è oscurata dall’ orchestrazione mediatica sistematicamente diretta dai poteri opachi che sempre più pesano nella gestione della sanità romana.
Huscher, chirurgo di fama internazionale (vedi scheda), ha la sola colpa di aver operato (dal 1998 al  2005) migliaia di malati in una struttura pubblica (l’Ospedale  S. Giovanni di Roma) svuotando il sistema delle cliniche private ed intaccando le rendite e gli interessi  legati alle logiche che producono liste d’attesa nel pubblico per operare nel privato.
Nel 2005 fu  licenziato dall’oggi al domani dal S. Giovanni, durante la gestione della sanità dell’indimenticato Storace, per aver osato criticare la gestione indecorosa delle sale operatorie dell’ospedale ( il Tribunale civile ne ha poi deciso il reintegro, alla sentenza non è mai stato dato però alcun seguito).
Quanto al caso specifico è appena il caso di ricordare, per dire della follia del tutto, che Huscher non ha “operato” ma si è limitato ad eseguire una laparoscopia diagnostica espressamente richiesta dalla paziente (venuta dagli USA per farsi operare da lui) per verificare se c’era qualcosa da fare.
Importante sottolineare anche che  la famiglia della paziente morta non lo ha affatto denunciato ( anzi lo ha difeso) e che la denuncia è partita da un suo aiuto che ha sporto contro di lui soltanto quaranta denunce (!!!).
Sorprende non poco infine, che si continui ad attaccare un chirurgo di grande livello e fama internazionale come Cristiano Huscher ( le cui statistiche sui tassi di mortalità sono sempre state più che eccellenti), mentre nulla si faccia o si scriva su casi ben noti nella sanità romana in cui gli esiti infausti, a seguito di interventi chirurgici elementari, raggiungono percentuali a dir poco agghiaccianti.

SCHEDA

Chi  è  Cristiano Huscher

Cristiano Huscher è nato a Milano nel 1950. Laureato in medicina e chirurgia, nel 1975, a Padova, dal luglio 1975 al luglio 1978 è in Africa, a espletare il servizio civile e “si fa le ossa” come chirurgo negli ospedali Fatebenefratelli del Togo e del Dahomey eseguendo più di 7.000 interventi. E’ questa una scelta che matura negli anni dell’Università: è il ‘68 e Huscher, obiettore di coscienza, è per qualche giorno ospite del carcere militare di Peschiera.

Specializzatosi  col massimo dei voti in chirurgia generale, a Milano, nel 1981, in chirurgia toracica a Verona, nel 1986, in chirurgia dell’apparato digerente, a Milano, nel 1991, ottiene l’idoneità nazionale in chirurgia generale col massimo punteggio nel 1988.

Dal 1980 al 1991 è responsabile del Centro di gastroenterologia ed endoscopia dell’Ospedale La Memoria di Gavardo (Brescia); dal ’91 al ’97 è primario chirurgo presso l’ospedale di Val Camonica Esine. In questa veste esegue per via laparoscopica la prima resezione al mondo di tumore al fegato  e la prima serie di interventi su tumori dell’intestino e su tumori del rene localmente avanzati, rendendo famoso in tutto il mondo un ospedale periferico di montagna.

Dal ’97 al ’98 è direttore O.C.T. all’Istituto nazionale  dei tumori di Milano.
Nel 1998 viene chiamato come primario chirurgo responsabile prima di una e quindi di due UOD al S. Giovanni di Roma dall’assessore regionale Lionello Cosentino (Giunta Badaloni) e dal direttore generale Luigi D’Elia. Qui, fino al maggio 2005, esegue più di 8000 interventi (il 20% di chirurgia maggiore), introducendo  la chirurgia laparoscopica a Roma. Di questi interventi 1070 sono sull’intestino. Per dare un’idea, nel 1997, nelle quattro divisioni di chirurgia del S. Giovanni, erano stati eseguiti complessivamente solo 29 interventi recettivi sull’intestino.

In sei anni, mediante la convenzione stipulata tra il S. Giovanni e la Johnson & Johnson, Huscher e la sua equipe formano inoltre circa 200 chirurghi (in gran parte italiani) che diffondono le tecniche laparoscopiche nel sistema ospedaliero al di fuori dei  consueti  e consolidati circuiti del sistema sanitario romano e nazionale.

Huscher è stato inoltre visiting professor, presso le Università di Heidelberg, Zurigo, John Hopkins di Baltimora, di Harvard (Boston), di Tel Aviv,e presso la Cleveland Clinic. Ha ricoperto l’incarico di insegnamento di chirurgia laparoscopica presso le Università di Bari, di Pisa, di Roma La Sapienza e di Modena e di Professeur associé nei corsi intensivi avanzati dell’European Institute of Telesurgery di Strasburgo.

Ha scritto cinque libri sulla chirurgia laparoscopica per tumori e  i capitoli sulla chirurgia del pancreas per via laparoscopica sul libro di riferimento dei chirurghi americani Current surgical therapy di John Cameron. Suo è inoltre il capitolo sulla chirurgia laparoscopica per cancro del pancreas nell’opera, curata da  Beger, Matsuno e Cameron, che è la più importante opera scientifica sul tema.
E’ autore di pubblicazioni sulle più importanti riviste scientifiche internazionali. Il suo articolo sul cancro dello stomaco pubblicato su “Annals of surgery, 2005” è stato citato fino ad oggi da oltre 6.000 autori di letteratura scientifica.